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POSIZIONE GEOGRAFICA
Martina Franca è
un comune italiano di circa 50.000 abitanti della provincia
diTaranto, in Puglia, in piena Valle d'Itria. Nota per
l'architettura barocca e il festival musicale della“Valle d’Itria. Sorge
al confine delle province di Brindisi, Bari e Taranto.
La città, si trova a un'altitudine di 431 metri s.l.m. e copre una
superficie di circa 299 km².
Bizantini
– Longobardi - Saraceni
Nell'Alto medioevo il territorio
pugliese vide la presenza dei Longobardi che, giunti nella penisola
italiana nel 568 (VI sec. d.C.), si scontrarono con i Bizantini già presenti in
Puglia dal V secolo. Nel X secolo la costa ionica della Puglia dovette
affrontare l'invasione e i saccheggi dei Saraceni.
Le origini non ufficiali
Molto
probabilmente le origini di Martina Franca risalgono al X secolo 927/928
d.C, quando sulle boscose e selvagge colline dell’interno si rifugiarono
profughi tarantini, fuggiti dalle continue devastazioni dei Saraceni,
ai quali si aggiunse successivamente una comunità di pastori transumanti che introdussero
Istituti giuridici longobardi quali: il ghiandatico, l’erbatico, il legnatico,
poi perfezionati dalle successive legislazioni.
Manfredi re di SiciliaManfredi, figlio dell’imperatore Federico II, nel 1258 divenne re di Sicilia dopo la morte del padre. In questa miniatura di un codice vaticano è rappresentato con il suo falcone. Il re svevo ordinò nel 1260 l’esatta confinazione del territorio di Monopoli.
FONTE
UFFICIALE XIII SECOLO
La prima fonte
ufficiale che attesta l’esistenza di un “Castrum Martinae” in territorio di Taranto è
l“Instrumentum
executionis mandati regi” del 1260, documento notarile redatto dal notaio di Monopoli Angelo de Leone per ordine del re Manfredi per accertare i confini del territorio di Monopoli.

Paretone deriva da parete e indica un muro
molto grande, più grande del solito muro che serve per recintare una
determinata proprietà. Generalmente le dimensioni variavano da uno spessore di
5-8 metri ai 3-4 ed era costruito con materiale reperito in loco. Era quindi
una enorme muraglia realizzata dai Bizantini per difendersi dai Longobardi prima e dai Saraceni successivamente
CASTRUM MARTINAE
Cosa fosse il “CASTRUM”
non è possibile affermarlo con certezza Probabilmente fu un modesto centro
demico affermatosi in età normanno-sveva, dove aveva sede la corte del “Baiuolo”
per la giurisdizione e la custodia del territorio murgiano soggetto a Taranto,
ricoperto quasi interamente da boschi e destinato in prevalenza al pascolo.
L’insediamento, abbandonato verso la fine del Duecento per motivi ancora
sconosciuti, fu rifondato per decisione di Filippo I d’Angiò, nuovo principe di
Taranto dal 1294, con un più ampio e diverso assetto urbanistico. L’incarico fu
affidato al suo vicario Francesco di Monteleone.
Rifondazione
Prima conseguenza di
tale progetto fu l’occupazione abusiva di una certa parte del territorio
monopolitano necessario per la nuova urbanizzazione: una usurpazione. Gli
ufficiali del principe di Taranto spadroneggiavano nella vallata (attuale Valle
d’Itria), commettendo spoliazioni anche a Locorotondo, Feudo del monastero di
Santo Stefano di Monopoli e ciò costituì un’autentica invasione. ![]() |
Pianta attuale del centro antico di Martina con linea di confine del
1260 tra Monopoli e Taranto
XIV
SECOLO
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Nel 1306 era già in
piedi un casale di Martina, ossia un centro abitato aperto, senza
alcuna opera di fortificazione, con una Università funzionante,
diretta da un capitano delegato all’amministrazione della giustizia. Già
erano affluiti i primi abitatori che patteggiarono con Filippo I d’Angiò le condizioni del loro trasferimento dai rispettivi paesi limitrofi nella nuova sede.
Esistenza di casali preangioini
ricostruzione planimetrica eseguita dal prof. Rosario Jurlaro:
ricostruzione planimetrica eseguita dal prof. Rosario Jurlaro:
Il ripopolamento di Martina
procedeva a rilento a causa della scarsa affluenza di vassalli che si rifiutavano di trasferirsi
dalle terre circostanti in assenza di proporzionati vantaggi. Il principe ripiegò allora
sull’istituzione di un borgo franco, cioè demaniale, senza alcuna imposizione di decime sui
prodotti del suolo e senza prestazioni personali da parte dei neoabitanti che si impegnavano a:
• Eleggere domicilio
• Costruire case e scavare
cisterne.
• Tracciare strade
Queste concessioni modificano
il toponimo dell’abitato in CASALE DELLA FRANCA MARTINA
Privilegio del 15
agosto1310
Filippo I d’Angiò
concede agli abitanti di Martina di poter:
• Pascolare
• Legnare
• Acquare
Nei territori di Ostuni, di Mottola e di
Massafra senza alcun
pagamento.
Privilegio
del 15 gennaio 1317
Filippo I
d’Angiò concede agli abitanti un territorio circolare intorno al
centro urbano del raggio di 2 miglia (Km 3,7) di 4.278 ettari, chiamato
“distretto”, con la facoltà di
• costruire case
• impiantare vigne
• coltivare orti
Senza obbligo di
pagamento di decime, così da assicurare agli abitanti il “diritto
di proprietà”.
Documento del 1335
L’Università, a distanza di
circa vent’anni dalla rifondazione angioina, predispose, data l’incertezza dei tempi, la
costruzione di una struttura difensiva recingendo l’abitato di mura e di torri, con quattro accessi
ben muniti che furono le porte di: Santo Stefano, Santa Maria, San Nicola, San Pietro dei Greci in
corrispondenza dell’antico tracciato viario del “Castrum” ormai demolito.
Scomparve per sempre la denominazione di “Casale” e apparve per la prima volta nel 1335
l’espressione toponomastica “Terra Francae Martinae”.
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