sabato 7 settembre 2019

Storia del territorio di Martina Franca - Le Origini


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POSIZIONE GEOGRAFICA
Martina Franca è un comune italiano di circa 50.000 abitanti della provincia diTaranto, in Puglia, in piena Valle d'Itria. Nota per l'architettura barocca e il festival musicale della“Valle d’Itria. Sorge al  confine delle province di Brindisi, Bari e Taranto. La città, si trova a un'altitudine di 431 metri s.l.m. e copre una superficie di circa 299 km².


                       

Bizantini – Longobardi - Saraceni


Nell'Alto medioevo il territorio pugliese vide la presenza dei Longobardi che, giunti nella penisola italiana nel 568 (VI sec. d.C.), si scontrarono con i Bizantini già presenti in Puglia dal V secolo. Nel X secolo la costa ionica della Puglia dovette affrontare l'invasione e i saccheggi dei Saraceni.








Le origini non ufficiali
Molto probabilmente le origini di Martina Franca risalgono al X secolo 927/928 d.C, quando sulle boscose e selvagge colline dell’interno si rifugiarono profughi tarantini, fuggiti dalle continue devastazioni dei Saraceni, ai quali si aggiunse successivamente una comunità di pastori transumanti che introdussero Istituti giuridici longobardi quali: il ghiandatico, l’erbatico, il legnatico, poi perfezionati dalle successive legislazioni.


                    

Manfredi  re di Sicilia
Manfredi, figlio dell’imperatore Federico II, nel 1258 divenne re di Sicilia dopo la morte del padre. In questa miniatura di un codice vaticano è rappresentato con il suo falcone. Il re svevo ordinò nel 1260 l’esatta confinazione del territorio di Monopoli.
 
FONTE UFFICIALE XIII SECOLO
La prima fonte ufficiale che attesta l’esistenza di un “Castrum Martinae” in territorio di Taranto è
l“Instrumentum executionis mandati regi” del 1260, documento notarile redatto dal notaio di Monopoli Angelo de Leone per ordine del re Manfredi per accertare i confini del territorio di Monopoli.




Paretone deriva da parete e indica un muro molto grande, più grande del solito muro che serve per recintare una determinata proprietà. Generalmente le dimensioni variavano da uno spessore di 5-8 metri ai 3-4 ed era costruito con materiale reperito in loco. Era quindi una enorme muraglia realizzata dai Bizantini per difendersi dai Longobardi prima e dai Saraceni successivamente

              

CASTRUM  MARTINAE
Cosa fosse il “CASTRUM” non è possibile affermarlo con certezza Probabilmente fu un modesto centro demico affermatosi in età normanno-sveva, dove aveva sede la corte del “Baiuolo” per la giurisdizione e la custodia del territorio murgiano soggetto a Taranto, ricoperto quasi interamente da boschi e destinato in prevalenza al pascolo. L’insediamento, abbandonato verso la fine del Duecento per motivi ancora sconosciuti, fu rifondato per decisione di Filippo I d’Angiò, nuovo principe di Taranto dal 1294, con un più ampio e diverso assetto urbanistico. L’incarico fu affidato al suo vicario Francesco di Monteleone.

Rifondazione
Prima conseguenza di tale progetto fu l’occupazione abusiva di una certa parte del territorio monopolitano necessario per la nuova urbanizzazione: una usurpazione. Gli ufficiali del principe di Taranto spadroneggiavano nella vallata (attuale Valle d’Itria), commettendo spoliazioni anche a Locorotondo, Feudo del monastero di Santo Stefano di Monopoli e ciò costituì un’autentica invasione.
Pianta attuale del centro antico di Martina con linea di confine del 1260 tra Monopoli e Taranto
XIV SECOLO
Nel 1306 era già in piedi un casale di Martina, ossia un centro abitato aperto, senza alcuna opera di fortificazione, con una Università funzionante, diretta da un capitano delegato all’amministrazione della giustizia. Già erano affluiti i primi abitatori che patteggiarono con Filippo I d’Angiò le condizioni del loro trasferimento dai rispettivi paesi limitrofi nella nuova sede.
  
Esistenza di casali preangioini
ricostruzione planimetrica eseguita dal prof. Rosario Jurlaro:
Privilegio del 12 agosto1310.
Il ripopolamento di Martina procedeva a rilento a causa della scarsa affluenza di vassalli che si rifiutavano di trasferirsi dalle terre circostanti in assenza di proporzionati vantaggi. Il principe ripiegò allora sull’istituzione di un borgo franco, cioè demaniale, senza alcuna imposizione di decime sui prodotti del suolo e senza prestazioni personali da parte dei neoabitanti che si impegnavano a:
     Eleggere domicilio
     Costruire case e scavare cisterne.
     Tracciare strade
Queste concessioni modificano il toponimo dell’abitato in CASALE DELLA FRANCA MARTINA

Privilegio del 15 agosto1310
Filippo I d’Angiò concede agli abitanti di Martina di poter:
     Pascolare
     Legnare
     Acquare
Nei territori di Ostuni, di Mottola e di Massafra senza alcun pagamento.

Privilegio del 15 gennaio 1317
Filippo I d’Angiò concede agli abitanti un territorio circolare intorno al centro urbano del raggio di 2 miglia (Km 3,7) di 4.278 ettari, chiamato “distretto”, con la facoltà di
     costruire case
     impiantare vigne
     coltivare orti
Senza obbligo di pagamento di decime, così da assicurare agli abitanti il “diritto di proprietà”.

Documento del 1335
L’Università, a distanza di circa vent’anni dalla rifondazione angioina, predispose, data l’incertezza dei tempi, la costruzione di una struttura difensiva recingendo l’abitato di mura e di torri, con quattro accessi ben muniti che furono le porte di: Santo Stefano, Santa Maria, San Nicola, San Pietro dei Greci in corrispondenza dell’antico tracciato viario del “Castrum” ormai demolito. Scomparve per sempre la denominazione di “Casale” e apparve per la prima volta nel 1335 l’espressione toponomastica “Terra Francae Martinae”.

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